1. Mani in pasta


    Data: 04/11/2018, Categorie: Lesbo, Autore: BlackInk, Fonte: Annunci69

    Quando mia madre partì per il suo giro del mondo mi sentii spersa. Nonostante mio padre si facesse in quattro per non farmi mancare nulla, né dal punto di vista economico né da quello affettivo, l’assenza di mia madre si faceva sentire come un macigno sul mio capo. Ogni tanto arrivava qualche sua lettera che narrava di posti esotici e lontani, di nuovi amori e specialità culinarie afrodisiache. Un giro del mondo che pensavo lungo certo, ma mai avrei creduto eterno. Conservavo quelle lettere in un cassetto chiuso a chiave. Ogni tanto mi prendeva lo sconforto, le toglievo e mi dirigevo alla stufa per cancellare definitivamente ogni segno di quella madre snaturata che mi aveva abbandonato per un suo capriccio. Poi però la mia mano si fermava sempre a pochi centimetri dalle fiamme e riportava il plico alla sua tana. Cercavo l’affetto mancante in ogni conoscenza, ma quello che trovavo era solo uno sterile surrogato del mio desiderio. Avevo amiche, sia in paese che all’università, amici che mi corteggiavano. Come dicevo, mio padre non mi faceva mancare nulla. Mi portava ovunque volessi e mi lasciava la libertà di vivere la mia vita al meglio. Eppure io mi sentivo sospesa come dentro ad una nuvola grigia. L’unico rapporto profondo che avevo era quello con Elsa, una coetanea di mia madre che era tornata in paese dopo aver lavorato per anni in una catena di grandi alberghi. Parlava quattro lingue e i suoi racconti erano piacevoli da ascoltare perché narrava in modo leggero senza ... subissare l’altro di troppe parole. La nostra amicizia iniziò con un caffé, poi m’invitò a teatro, al cinema, al ristorante. Trovavo in lei quel che non avevo.<!-- /1013617/Annunci_300x250 --> googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1493738170950-0'); }); Ogni volta che la vedevo mi si apriva il cuore. Ogni suo messaggio di buon giorno o buona notte mi rendeva felice. Anche mio padre si era accorto di questo cambiamento. “Hai trovato un bravo figliolo che ti tratta bene eh?” mi disse una mattina a colazione. Io avvampai e non risposi. Lui, immagino, lo prese come un sì. Si alzò fischiettando da tavola e mi salutò col suo solito bacio. Avevo appuntamento con Elsa per una lezione di cucina. Mi diceva sempre che la cucina è l’arte di volersi bene e di trasmettere questo bene agli altri. Non contava essere una grande chef, quello che importava era cucinare con passione. Nella sua grande cucina aveva ordinato tutti gli ingredienti sul tavolo. Avremmo preparato le tagliatelle fatte in casa con il ragù di verdure. Mi spiegò il procedimento per impastare, per tirare e per tagliare. Quindi l’ordine con cui far cuocere le verdure e le spezie da aggiungere per dare il giusto sapore alla salsa. Io ascoltavo incantata quella voce soave e suadente. Avevo occhi solo per quelle labbra carnose che danzavano ad ogni sillaba. Elsa mi mise un grembiule e ci mettemmo al lavoro. Non ero per nulla brava. A casa avevamo la signora Rosa che preparava tutto per me e papà, quindi io ...
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