1. Il cavaliere del mulino


    Data: 06/11/2018, Categorie: Gay / Bisex, Autore: Simone Turner, Fonte: EroticiRacconti

    Il terreno era umido, ammorbidito dalle recenti piogge, e Simone non ebbe problemi a scavare. Aveva scelto un’ansa nascosta nel fitto della foresta, all’ombra di un’imponente quercia – la cui maestosa fronda era visibile fin dal sentiero distante qualche centinaio di passi. I muscoli tesi degli avambracci, ricoperti da un fitto velo di pelo biondo, guizzavano mentre conficcava la pala nel terreno e sollevava cumuli di terra scura, bagnata e pesante. Quando infine fu soddisfatto della buca, ben larga e profonda, grondava di sudore nonostante il freddo pungente delle prime luci dell’alba. Trascinò il gravoso carico, infagottato e legato con cura fino alla fossa e con un calcio ce lo fece rotolare dentro. Si guardò intorno, volgendo lo sguardo in entrambe le direzioni e dietro di sé nella foresta desolata, e iniziò subito a ricoprire la buca con la terra accumulata di fianco. I lineamenti duri del suo viso si distesero solo quando ebbe finito di battere la terra smossa e ricoprirla di foglie, rendendo impossibile distinguerla dal resto del terreno circostante. Si incamminò verso il sentiero con la pala sulla spalla e un timido raggio di sole, filtrato dalle fitte chiome degli alberi, ne illuminò per un attimo il sorriso celato sotto la folta barba… *** Qualche sera prima, una voce rauca e profonda gridò da dietro la ruota in legno viscida e imputridita di un modesto mulino. «Dale! Balordo e fannullone, dove ti sei cacciato?» Quel giorno il mugnaio, il suo patrigno, era anche ... più arrabbiato del solito. Dale si asciugò le lacrime e nascose il libro sul cavaliere dal buon cuore e l’armatura scintillante in una rientranza della roccia, sulla riva del fiume, dove si era rifugiato a leggere sotto il timido sole di fine inverno. Quel libro era l’unico ricordo dei suoi veri genitori, suo padre glielo aveva regalato prima di partire per una guerra da cui non sarebbe mai tornato, morendo prima che potesse conoscerlo. Da piccolo la madre glielo aveva letto ogni sera prima di dormire e poi, quando aveva dovuto risposarsi per mandare avanti il mulino e poter sfamare sé stessa e suo figlio, gli aveva insegnato a leggerlo da solo. Non fece nemmeno in tempo a rialzarsi che una mano callosa lo afferrò per il colletto strattonandolo furiosamente. «Piccolo ingrato perdigiorno,» lo ingiuriò il suo patrigno. «Vedrai, ti insegnerò a lavorare a suon di schiaffoni. O credevi che la farina si macinasse da sola ora che quella scrofa di tua madre ha deciso di crepare?» Dale rivolse al suo patrigno uno sguardo carico d’odio prima che questi con un pugno sullo stomaco lo mandasse a finire senza fiato in ginocchio. Dopo averla sposata ed essersi impossessato del mulino, quell’uomo senza scrupoli aveva costretto a lavorare e picchiato sua madre ogni singolo giorno, fino ad ucciderla. Un altro pugno lo colpì in pieno viso, e quando cadde a terra il suo patrigno iniziò a riempirlo di calci con furia cieca. Dale non poté fare altro che raggomitolarsi e sperare che l’uomo sopra di ...
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