1. Tutta colpa della paura


    Data: 08/11/2018, Categorie: Lesbo, Autore: skizzoinfoiato, Fonte: Annunci69

    stava scuotendo. Quando finì, sembrò che fosse passato un tempo infinito, fra i boati di edifici che già erano crollati durante la scossa ad altri, come l'albergo, che crollarono immediatamente dopo. In uno stato isterico e catatonico ci fermammo al centro dello slargo antistante la struttura, abbracciate per la paura faticammo anche a realizzare quanto appena successo,. Le grida invocanti richieste di aiuto ci riportarono alla realtà e andammo come tanta gente ad aiutare, per quanto possibile la ricerca di coloro che erano rimasti intrappolati sotto le macerie, e che ignari della situaizone. Non è un racconto sugli orrori di quella notte, o sulle oscenità che ho vissuto, il terrore che ho condiviso, quindi tralascerò questa parte. Solo in tarda mattinata arrivarono i primi soccorsi della protezione civile, e dopo molte pratiche burocratiche, esauste, impaurite finalmente ottenemmo il trasferimento sulla costa. Le strutture erano già al collasso, per questo ci toccò condividere la stessa camera matrimoniale.<!-- /1013617/Annunci_300x250 --> googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1493738170950-0'); }); Era ormai sera quando riuscimmo a contattare i nostri cari, in angoscia per noi, avevamo perso un cellulare, scarico l'altro. Il cuore sottosopra, con l'adrenalina che ancora tenva i sensi ben desti, mangiammo un boccone più per necessità, che per fame, eravamo a digiuno dalla sera prima, poi ci ritirammo in stanza. Non avevamo tanta voglia di conversare, ... giusto il minimo indispensabile, facemmo entrambe lunghe docce per allontanare stanchezza e le immagini del mattino. Fu lì che realizzai di aver preso forse la borsa più importante ma al momento quella meno utile, quella con i documenti, raggiunsi Carlotta sotto il piumone, indossando la sola biancheria. Il letto non era grande, una piazza e mezza, la distanza fra noi sarà stata massimo di 10 cm, faticammo a prendere sonno, scoppiammo a piangere più volte, nel misto di emozioni che stavamo provando: da una parte l'esser contente di esser vive, dall'altra il dolore per coloro che non avevano avuto la stessa fortuna. Abbracciate cercavamo di sostenerci a vicenda, ricordo i silenziosi lunghi pianti a tratti inconsolabili alla luce soffusa posta a centro stanza. Fummo colte dal sonno improvvisamente, forse il calo dell'adrenalina. Un raggio di sole filtrante dalla tenda ci svegliò, esattamente nella posizione in cui ci eravamo addormentate. Solo il risvegliarsi l'una difronte all'altra ci fece realizzare all'istante che non si fosse trattato di un brutto sogno. Le feci una carezza sul viso, a cui ne seguirono altre, scostai un ciuffo di capelli ricevendone in cambio un sorriso. Non so dirne il motivo, ma per quanto i gesti fossero del tutto innocenti e privi di malizia non riuscivo a smettere di farle carezze. Il piumone scese leggermente, fermandosi qualche centimetro più in basso del petto, Carlotta prese a ricambiare il genere di attenzioni che le davo e con delicatezza come ...
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