1. La maestra giusy, a milano, sedotta da un giovane prete/2


    Data: 01/12/2018, Categorie: Prime esperienze, Autore: Curiosone_73, Fonte: Annunci69

    Giuseppina non riusciva a non pensare alle parole del sacerdote, il giovane don Sergio, il quale, il giorno prima l'aveva invitata a farsi vedere in parrocchia per proporle un incarico che già da tempo desiderava affidarle. Il giorno dopo, a scuola, apparve distratta e un po' svampita. Marcella, una collega con la quale Giuseppina aveva instaurato un rapporto di cordialità, notò sùbito il comportamento strano e con un sincero sorriso, chiese, quasi leggendo nei pensieri della maestrina, se avesse incontrato qualche bel ragazzo che le aveva fatto perdere la testa «Ciao Giusy, sei diversa questa mattina, hai un'aria insolita...» «Buongiorno Marcella, non mi pare, tutto è come sempre...» «Sarà, ma dai la sensazione che è successo qualcosa, hai una luce diversa, hai forse incontrato qualcuno che ti ha fatto girare la testa ?» chiese Marcella, quasi avesse avuto un presentimento. Giuseppina tagliò corto:«Ma no, forse, invece, sono un po' febbricitante, non sono abituata a questa umidità, forse domani non vengo...» «Ok...vabbè, vado in classe, ci vediamo» e Marcella agitò la mano in segno di saluto. In effetti, Giuseppina, era sovrappensiero. Le parole di don Sergio l'avevano turbata, quell'invito l'aveva colta di sorpresa, spiazzata e adesso desiderava solo incontrarlo per capire cosa volesse da lei. Le ore, a scuola, volarono velocemente. Fece in modo di evitare accuratamente la «psicologa» Marcella e uscita dall'istituto si avviò, con passo spedito, verso la fermata del ... tram che l'avrebbe riportata a casa. Durante il tragitto, decise di chiamare don Sergio, di cui aveva il recapito cellulare. Dopo pochi squilli, il sacerdote esordi con un «buongiorno» che lasciava trasparire soddisfazione e desiderio. «Buongiorno padre, la chiamavo per sapere se nel pomeriggio era in canonica», chiese, tutto d'un fiato, la maestra. «Sì, cara, ti aspetto alle tre e mezza, bussa direttamente al portoncino del mio alloggio privato». «D'accordo, a dopo». Giuseppina era in subbuglio. Forse, per la prima volta, sentiva le viscere contorcersi, il suo corpo fremeva e come già nel pomeriggio precedente sentì la fica inumidirsi. A casa, consumò velocemente il pasto, scambiò qualche battuta di circostanza con la proprietaria dell'appartamento e subito dopo si infilò nella sua camera. Anche questa volta, Giuseppina constatò, portanto una mano sulle grandi labbra, che la sua passerina pulsava. Desiderava, ardentemente, masturbarsi. Infatti, non ritrasse la mano ed iniziò a darsi piacere fino all'orgasmo, che non tardò ad arrivare. Avrebbe voluto gridare, sospirare intensamente ma la condizione di promiscuità, in quella piccola casa di ringhiera, non le consentiva nessuna libertà. Neppure potere godere di un piacere solitario. Quando si riprese, osservò l'orologio: mancava mezz'ora all'orario concordato e decise di prepararsi per uscire. Giuseppina percorse il tratto che la separava dall'abitazione del parroco quasi avesse le ali ai piedi ed in pochi minuti fu dietro il ...
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