1. Colpevole di amare


    Data: 01/12/2018, Categorie: Tradimenti, Autore: NymphoK, Fonte: EroticiRacconti

    Una maledetta mattina estiva, una come le altre a Milano. Quel giorno ero in fila alla biglietteria della metropolitana. La mia tessera aveva deciso di smagnetizzarsi e, così, dovetti aspettare il mio turno allo sportello per risolvere la situazione. L'afa di quella giornata di mezza estate stava mettendo a dura prova la mia resistenza: i capelli iniziavano a bagnarsi sulla nuca e sulla fronte, percepivo gocce di sudore scivolare tra le gambe e l'orologio continuava a correre minuto dopo minuto. L'uomo davanti a me stava per concludere ed io mi ero già sporta in avanti per attaccarmi al banco di metallo. Si girò improvvisamente per scansarsi e riuscire ad uscire dalla calca e io, con l'intenzione di schivarlo per raggiungere l'operatrice, gli finii addosso. Era un uomo alto, ben piazzato, vestito in modo elegante. Come alzai lo sguardo per imprecare, lo vidi. Riccardo. I nostri sguardi si incrociarono per un attimo indefinito. Dalla sua espressione capii che mi aveva riconosciuta anche lui e bastò uno occhiata d'intesa, un luccichio negli occhi e, prima di sgattaiolare dalla fila di gente mi disse, semplicemente, "Ti aspetto". Non percepivo nemmeno i battiti del mio cuore, ero come in uno stato confusionale. Non appena sbrigai la seccatura della tessera, mi feci strada tra la folla e, con fatica, riuscii a trovarmi in uno spazio più arieggiato dove respirare profondamente. In lontananza lo vidi appoggiato alla colonna. Era sempre stato bello, dopo undici anni, però, era ... cambiato. Oltre ad essere bello, aveva l’aspetto da uomo più maturo, più affascinante, un misto di belle caratteristiche che gli donavano fin troppo. All'epoca, quando lo vidi l’ultima volta, ero poco più che una ventenne nel fiore della sua età: giovane, vitale, senza responsabilità, libera, più magra e con la pelle del viso ancora tonica. In quel momento cos'ero, invece? Una donna di trentadue anni, che correva tra lavoro e casa, non aveva tempo per dedicarsi a sé stessa e quel poco che aveva lo dava al suo compagno. Ero un fiore che iniziava a perdere i petali. Tutto il mondo attorno a me si affievolì, stavo camminando verso di lui e mi sembrava di farlo a rallentatore. Ero insicura, agitata. Mi avvicinai a lui, un sorriso spontaneo illuminò i nostri volti e ci abbracciammo. -Quanto tempo!- disse Riccardo, come se stesse rievocando nella sua testa gli ultimi undici anni della sua vita. -Già! Sembra passato un secolo. Guarda come siamo cambiati.. siamo adulti in tutto e per tutto.- Mi sorrise, mettendosi la mano chiusa a pugno davanti alle labbra. Vidi delle piccole rughe formarsi sulla fronte e pensai a quanto fosse bello. -Ma dimmi un po', cosa sei tornato a fare in quel di Milano?- -Devono aprire una nuova filiale della banca per cui lavoro e mi hanno chiesto di trasferirmi per dirigerla. Era una buona opportunità per la mia carriera, non potevo rifiutare. Per il momento starò in città una settimana, devo visitare due case per poter decidere quale acquistare. Poi tornerò ...
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