1. Occhi (Parte V) - Ritorno al presente


    Data: 04/12/2018, Categorie: Dominazione, Autore: M-ede-aOttantaquattro, Fonte: EroticiRacconti

    'Signorina Ricci!' Qualcuno la stava chiamando. Lucrezia si riscosse dal torpore in cui era piombata in quei dieci minuti di pausa. Il suo Capo la stava fissando incuriosito. 'S.. sì?!' 'Tutto bene?' 'Oh sì.'- rispose lei lievemente eccitata dai pensieri che le avevano popolato la mente fino a poc'anzi. 'Volevo la sua attenzione, perché ora riprendiamo con la nostra scaletta.' In imbarazzo, perché convinta che qualcuno potesse frugare tra i suoi pensieri, cercò di concentrarsi, ma con scarsi riscontri. 'Chiamo a relazionare il dottor Lucchi Cesare.'- disse il Dirigente. 'Eh?'- ora Lucrezia era del tutto sveglia. Dunque il maledetto, sensuale collega c'era. E stava per ragguagliare i suoi collaboratori circa le sue attività. E lei era in prima fila. Troppo agitata per fare alcunché, rimase ferma, eccezion fatta per gli occhi che abbassò istintivamente per proteggersi dai suoi, in attesa che lui prendesse posto in piedi, dietro un leggio, di fronte a lei. Le farfalle nel suo stomaco intrapresero una danza tribale. Il suo viso si imporporò per l'eccitazione. Non riusciva a respirare. Come avrebbe fatto a concentrarsi, sotto gli occhi del Capo, mentre lui parlava? Certo, lui doveva rendicontare, non poteva mettersi a giocare al gatto e al topo con lei, cercò di rassicurarsi mentalmente. 'Buonasera a tutti.'- la sua voce arrivò chiara ai suoi timpani. Le sue orecchie erano bollenti. Il sangue pulsava folle nelle vene. Lucrezia moriva dal desiderio di guardarlo, ma al solito ... l'imbarazzo non le consentiva di osare, così restò ferma con gli occhi ostinatamente puntati al pavimento. Sentì che la temperatura nella stanza si alzava inesorabile. Cesare iniziò a relazionare con tono compito e professionale. Lei sapeva che i suoi occhi spaziavano nella stanza, andando dalla platea a lei, da lei alla platea. Sapeva che l'avrebbe guardata. Non riusciva ad affrontarlo, pur volendo sentire quegli occhi neri dentro i suoi. Si vergognava perché quella mattina lui l'aveva fatta retrocedere al muro e soprattutto perché doveva essersi avveduto del fatto che lei si era eccitata. Non che adesso le cose andassero meglio. Doveva ricomporsi, subito. Non poteva sciogliersi come un polaretto D****n al sole di agosto. Con molta fatica riuscì nell'intento che si era prefissa e cominciò a prendere appunti. Quel lavoro la rilassava, quel ritmo sostenuto la distraeva. Il trucco era non soffermarsi a pensare a chi aveva di fronte. D'improvviso l'intervento ebbe termine. Sentì che lui la stava fissando. Non poteva impedirglielo. La pelle le bruciava. Aveva una voglia incredibile di guardarlo negli occhi, farsi sedurre, farsi portare chissà dove dal nero torbido del suo sguardo. Come se avessero preso possesso di volontà propria, i muscoli dei suoi bulbi oculari la costrinsero a sbirciare, finché anche quelli del volto li seguirono docili a ruota libera. Adesso lo guardava apertamente, come per dirgli: 'Coraggio! Investimi!', finalmente pronta a subire il potere delle sue iridi. Lui ...
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