1. Dal dottore


    Data: 06/12/2018, Categorie: Trans, Autore: LaTuaLei, Fonte: Annunci69

    Non amo particolarmente andare dal dottore. Anzi, a dirla proprio tutta, la cosa mi da molto fastidio perché ho c 33ome la sensazione che ti devono sempre trovare qualcosa per affibbiarti la terapia di turno con relativa capatina in farmacia e spesa non indifferente. Visto che gli anni passano, sentendo voci qua e la, che consigliano di fare la visita dall’urologo per farsi controllare. Dopo rinvii di mese in mese mi decido, e prenoto la visita in un grosso centro di fisioterapia che ha in sede anche svariati medici specialisti. La visita cade dopo due settimane. So già che farò, con ansia e tensione, il conto alla rovescia. Mi mette pensiero soprattutto che una persona che non conosco e non so cosa pensi, metterà le due dita nel mio buchino caldo che accoglie svariati membri di vari calibri e lunghezze. Sicuramente capirà che l’utilizzo non è solo uscente ma anche entrante. Insomma temo giudizi, risatine o peggio trattamenti sgarbati e rudi di una persona che non condivide e non capisce la situazione. Ammetto che il pensiero di trovarmi davanti un bell’uomo cazzuto che, capita la situazione, abusa di me, mi sfiora e anzi, mi eccita. Ma non voglio pensarci non voglio agitarmi. Passano i giorni con il pensiero fisso al momento che non attendo con felicità. Alle 15.30 mi presento molto agitato alla reception del centro dove una deliziosa moretta super indaffarata mi accoglie con un sorriso e mi chiede cosa desidero. “Ho un appuntamento con l’urologo alle 16”, rispondo. Mi fa ... accomodare in una piccola sala d’attesa con poche sedie davanti due porte.<!-- /1013617/Annunci_300x250 --> googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1493738170950-0'); }); Non c’è nessuno in attesa sarò il primo del pomeriggio. Non vedo movimenti in entrata o in uscita dalla due porte. Immagino che il medico ancora deve arrivare. Alle 16 in punto, magicamente si apre la porta di destra e un uomo di circa 60 anni in camice bianco, qualche penna nel taschino e una camicia a righe bianche e blu che si intravede dall’abbottonatura del camice mi accoglie facendo il mio cognome. Si accomodi. Mi dice. Si siede alla scrivania io in una delle due sedie avanti. Nella stanza un lettino dietro un separé, un porta che da su una stanzetta buia, immagino il bagno. Una vetrinetta con delle bottigliette e vari contenitori. In un angolo una postazione informatica con un piccolo tavolino con il pc sopra, acceso. Una sedia con le ruote. Mi dica, esordisce il medico. Niente, rispondo io, volevo fare una visita di controllo generica. Lamenta dei problemi, ha dei fastidi, dice. No tutto normale, rispondo. Compila una scheda mentre mi chiede le generalità, quali malattie ho avuto. Se ho subito operazioni. I miei genitori se sono in vita. Se hanno qualche patologia. Insomma un po di domande di routine. Bussa la porta. Fa, avanti. Un ragazzo sui 25-28 anni con un camice anche lui bianco, senza targhetta, quindi immagino un assistente, non un medico, entra e va diretto al pc, si ...
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