1. Interamente donna


    Data: 08/01/2019, Categorie: Saffico Sensazioni Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Lei era appunto come io l’avevo calcolata e radicalmente immaginata con la mia smisurata fantasia. Al tempo in cui avevo ricevuto la sua cartolina, con la quale mi scriveva con quella graziosa scrittura elegante, ornata e sottile che sarebbe finalmente arrivata tra una settimana nella mia città, per poco non ci credevo né ci contavo più, perché morivo dalla volontà e dalla voglia di conoscerla. Quella mattina, infatti, mi ero alzata all’alba dopo aver trascorso una notte sofferta e alquanto tormentata per il pensiero che l’avrei finalmente abbracciata e conosciuta.Io avevo appieno fantasticato nei modi e nei tempi in cui ci saremmo accarezzate, baciate e sfiorate, in cui avremmo beneficiato e goduto l’una dell’altra senza le barriere, in assenza di divisioni, privandoci sia della costrizione quanto della lontananza. Io avevo tanto spavento, l’apprensione, il panico di non piacerle, di vivere un sogno, di non riuscire ad amarla abbastanza. Forse per la prima volta, mi sentivo come il mio ex ragazzo, che non riusciva a fare l’amore con me, perché il suo timore di deludermi e di scontentarmi era più forte della sua eccitazione, e in quel momento mi ritrovai con l’animo vicino a lui come non lo ero mai stata. Incontrarla e vederla lì alla stazione, dritta in piedi davanti a me, con quel cappottino nero aperto, la minigonna nera che lasciava ammirare le splendide gambe, m’aveva tolto il fiato ed ero stata incapace di pronunciare parola fino a quando riuscii solamente a ...
     dire:“Carolina, mi riconosci?”.Quando i nostri sguardi s’incontrarono non fu più come prima, mai più. Non potevamo essere due persone più diverse. Io timida e chiusa, lei comunicativa e sempre a proprio agio in ogni situazione. Era stata una conoscenza casuale, fortuita, un errore, uno scherzo del destino: lei aveva sbagliato l’indirizzo di posta elettronica e il messaggio era arrivato nella mia casella. Lo ricordo a memoria, quelle parole si sono impresse, si sono marcate a fuoco nella mia mente e non ne sono mai più uscite:“Se una donna è libera è posseduta dal diavolo, allora io sono un diavolo, però non ti trascinerò con me se non lo vorrai. Questo è il mio addio”.Lei si era autenticata con il suo nome, io molto timidamente e timorosamente avevo risposto al suo messaggio di posta elettronica riferendole che doveva esserci stato uno sbaglio, che io non ero il destinatario del suo addio e che se il messaggio era importante e influente, avrebbe fatto meglio a ricontrollare la validità dell’indirizzo. Con mia grande meraviglia e inattesa sorpresa, lei rispose nuovamente discolpandosi e scusandosi molto chiedendo frattanto di me. In realtà non so che cosa mi spinse nel risponderle, perché generalmente il mio impaccio e la mia insicurezza m’impediscono di dare corda agli sconosciuti, figuriamoci verso chi non riesco nemmeno a vedere in viso.In tutta quella stravagante congiuntura c’era qualcosa d’ermetico, d’imperscrutabile, di misteriosamente attraente in lei che filtrava in modo esperto ...
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