1. Zuppa di cipolle


    Data: 11/01/2019, Categorie: Incesti Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Mi passò il binocolo rubato ad una guardia dell'UCK e potetti dare uno sguardo alla nostra vecchia vita: le poche case, gli ovili, un bar ed un alimentare. C'eravamo rifugiati sulle montagne sopra Neprosteno, abbandonando il nostro villaggio al controllo dei macedoni. Adesso era in corso una specie di tregua e, appena fuori l'abitato, la fortificazione di sacchetti di sabbia, che bloccava la strada, appariva completamente abbandonata. Delle mitragliatrici vi campeggiavano come dimenticate e ciò insospettiva mio fratello che supponeva i macedoni appostati da qualche parte ad impugnare i loro fucili di precisione in attesa della mossa di qualche sprovveduto. Lui era stato abile, era riuscito a sgattaiolare tra le case trafugando tre cipolle e quel binocolo col quale, al riparo, potetti soffermare lo sguardo sul mio amato villaggio.Venne il tempo di tornare ai nostri baraccamenti e lo affiancai silente nel sentiero sassoso troppo duro per i miei sandali.Egzon camminava aiutandosi con un bastone tra le mani, tutto pensieroso sotto il suo qeleshe, forse come me immalinconito dai ricordi. Avanzavamo entrambi con fatica quando fummo catturati da un uomo ed una donna che facevano sesso ai piedi d’un olivo.Ignoravo chi fosse lui, lei invece la conoscevo, era la bella Lirihana, una mia amica, sogno senz’altro di parecchi maschietti per le sue forme ed i modi affettati da oca allegrotta.Lirihana, presa con cupidigia alle spalle, stringeva tra le mani un tozzo di pane concedendosi dei ...
     morsi. La fissai, lo fece pure mio fratello, poi in silenzio passammo oltre. Ormai c’avevamo fatto l’abitudine, era qualcosa di consuetudinario per noi. C’era talmente tanta miseria che con una mezza pagnotta, un brandello di carne o un pezzo di formaggio si poteva avere una donna. Così capitava non di rado di incontrare tizi a copulare all’aperto. Fortunata io che avevo Egzon che provvedeva a me mentre le mie compagne dovevano abbassarsi a tali espedienti! Lo fissai, infransi il suo silenzio: “Piace anche a te Lirihana?”. Sembrò imbarazzarsi poi ammise: “E’ una bella ragazza no?”. Facemmo ancora qualche passo. “E allora perché non vai con lei?”. Mi respinse coprendo di pudicizia il suo evidente disagio: “Piantala Merita!”. Sentirmi parlare di sesso in maniera così sfrontata lo turbò, io ne risi. “Su dalle queste cipolle, vedrai che ci sta”. Egzon arrossì poi intonò inasprito: “Per farti fare la fame?“. Tacqui, in quell’attimo mi sentii la più stupida del mondo. Mio fratello mi donava tutto se stesso e, tanto per cambiare, aveva appena rischiato la vita per me pur di darmi quanto possibile ed io? Io, insensibile ottusa ventenne, mi beffavo stupidamente del suo pudore! Egzon era la mia famiglia da quando mamma e papà erano periti travolti nello scoppio d’una maledetta mina, la stessa che lo costringeva a zoppicare. Egzon non mi aiutava, Egzon per me era tutto, protezione e sostegno, calore e speranza, nonostante i suoi diciotto anni. Pentita, mi chiusi nel silenzio.Proseguimmo ...
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