1. Transinferno


    Data: 08/02/2019, Categorie: Dominazione, Trans, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Conobbi Cassio quando avevo 20 anni. Cassio non è il suo vero nome, in realtà l’ho sempre chiamata Cassiopea, come la madre di Andromeda salvata da Perseo. In realtà neppure quello è il suo nome. Cassiopea, la dolce Cassiopea, la violenta Cassiopea, la cinica Cassiopea, la severa e durissima Cassiopea, era in realtà un uomo alla nascita.Il suo nome? Claudio Armando Herrera Hernandez, classe 1980, poco più piccolo di me. Dubitavo che io e lei avessimo avuto un’infanzia simile, eppure le nostra strade si incontrarono nella terra della pizza, dei santi, dei navigatori e della mafia.In quel periodo, saranno stati i primi anni del 21° secolo, ero appena uscito di casa dopo aver mollato l’università e aver litigato coi miei. Ci sentivamo appena per telefono e volevo costruirmi la mia vita.I primi bisogni erano un tetto sulla testa, un lavoro per avere qualche soldo e un mezzo di trasporto.Purtroppo non avevo nessuno dei tre.Attraverso un amico della mia ragazza di allora, Daniela, trovai un posto dove stare in un quartiere popolare di Roma, Centocelle, in una specie di seminterrato d’un vecchio palazzo. Mi dissero che avrei dovuto pagare poco, pochissimo, addirittura nulla, ma avrei dovuto condividere lo stabile con un’altra persona.Non mi feci problemi. Sono sempre stato un po’ chiuso, introverso, eppure non mi faceva paura coabitare. Avevo venti anni, avevo tutta la vita davanti.Daniela era impegnata all’università, d’altra parte è sempre stata una studentessa modello, così ... preparai la mia roba – avevo dormito qualche giorno a casa sua con gran disappunto della madre – e mi recai nel mio nuovo appartamento.Il primo impatto non fu simpatico: una lunga scala che sprofondava nel buio d’un sottoscala, una lampadina da 50 candele a intervallare le ombre e un lungo corridoio pieno di piccole porte. Ci saranno stati almeno sei appartamenti. Un paio di finestre a bocca di lupo completavano il quadretto insieme al linoleum rosso acceso e le pareti d’intonaco scrostato.Non un bel posto, ma almeno ero libero e indipendente.Controllai il numero dell’interno su un foglietto stropicciato che tenevo in tasca nei jeans e mi accostai alla seconda porta a sinistra, un po’ imbarazzato ma pronto.Bussai, per paura di disturbare col campanello il mio nuovo coinquilino.Non rispose nessuno. Erano le 11.00 del mattino, che stesse dormendo?Suonai. Un rumore di passi, tacchi. Mi insospettii non poco ma non ebbi tempo di pormi domande perché sentii una voce femminile, molto femminile, bestemmiare dall’interno, quindi avvicinarsi alla porta.Che ci fosse una donna? Perché? Come?Quando la porta si aprì, avvertii un tremito: mi trovai di fronte una donna mulatta, dai lineamenti non particolarmente belli, un po’ mascolini, molto alta, almeno due metri, vestita con lunghi stivali lucidi neri col tacco di almeno dieci cm, un paio di slip che, poi, si rivelarono essere un tanga, un corpetto da cui debordavano due tettone rifatte davvero enormi, sproporzionate; al collo vestiva un ...
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