1. 187 - Dorella, sua figlia, il dottore, suo figlio e....


    Data: 08/03/2019, Categorie: Etero Trio Incesti Orge Saffico Dominazione Autoerotismo Gay / Bisex Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Sono sposata da ben diciannove anni e domani ne compio trentanove. Ho un marito che ormai fa il sesso in modo banale e stanco. Io che da tempo fingo per fargli piacere, ma il suo pisello ormai non mi da più gioia. A vent’anni c’è passione, desiderio reciproco e vicendevole voglia di prendersi e donarsi. Poi arrivano i bambini, le preoccupazioni grandi e piccole, la routine, l’abitudine, i mal di capo improvvisi e così la vera essenza di una unione tra due esseri che si amano follemente, ovvero il sesso, si attenua e poco per volta muore. Muore soffocata da piccoli segreti, da verità nascoste, da qualche lieve tradimento anche solo mentale, dove si immagina un lui o una lei che sappia trattare il tuo corpo e che ti faccia godere. Parlano tutti dell’amore e lo dipingono sempre romantico, delicato, del tipo trottolino amoroso dududadada, e si dimenticano invece che la vera unica molla che fa muovere il mondo è il sesso. I matrimoni e le unioni più solide si liquefanno come neve al sole appena viene a mancare l’amore fisico o anche solo se esso si riduce di intensità e persino di frequenza. Per una donna, le cose non cambiano, anche noi, tutte pure caste e verginelle, abbiamo bisogno di quella cosa, ed essa deve essere rigida, dura, resistente e possibilmente di dimensioni accettabili. Anche su questo ci sarebbe da aprire un dibattito, ma per il momento vorrei sorvolare su questo annoso argomento.Dicevo domani faccio trentanove anni e quindi oggi, almeno per rispettare me stessa ...
     vado dal parrucchiere. Lui si chiama Rocco, ma si fa chiamare Davìd, ha i capelli tinti biondi chiarissimi ed è palesemente gay. Però pettina bene ed è molto ben visto dalle donne vip. Un pochino a questo genere di donne ci appartengo pure io, non sono una snob che se la tira, ma per merito di mio marito sono economicamente benestante e pure nullafacente.Era di sabato pomeriggio verso le quindici quando entrai da Davìd e conoscendo già la strada, mi avviai nel salottino di attesa e subito rimasi di stucco nel vedere un bell’uomo seduto in fondo intento a leggere il “Corriere della Sera”. Mi sedetti su una poltroncina “casualmente” proprio di fronte a lui, accavallai le gambe e tentai di mostrargliene una bella porzione. Lo vidi che distrattamente abbassava il quotidiano e mi esaminava sfacciatamente dalla testa ai piedi. Proprio un gran bel maschio, all’incirca quarantenne, capelli scuri leggermente ondulati, con, sparso qua e là, qualche filo d’argento, viso regolare con una lieve traccia di barba incolta, occhi scuri e bella bocca carnosa, il naso era di media grandezza ben proporzionato con tutto l’insieme. Era vestito con un abito grigio chiaro indossato sopra a delle scarpe nere legate, di tipo particolarmente elegante e classico. La camicia era bianca con i polsini chiusi con dei gemelli d’oro. Il colletto con le punte arrotondate ospitava tra di esse una cravatta blue a pois grigi. L’uomo, così da seduto, mi parve essere alto almeno un metro e ottantacinque, magro ma ...
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