1. Neve


    Data: 09/03/2019, Categorie: Sensazioni Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    «Pronto?»«Che stai facendo?»«Nulla di speciale. Dimmi tutto.»«Passo da te tra dieci minuti. Giro dei bar fino al parco. Palle di neve.»«Affare fatto, ti aspetto giù.»«Ottimo.»«A dopo.»Il tempo di allacciare bene gli anfibi, infilare la giacca di pelle ed i guanti ed eccomi in strada. L'aria è frizzante e cristallina, pizzica il naso ad ogni respiro. Ha nevicato ininterrottamente per quasi ventiquattro ore e adesso la città è coperta da un manto bianco ed uniforme. Sono passati a pulire le strade, certo, ma questo non ha fatto altro che creare montagne di neve lungo i marciapiedi ed agli angoli delle strade e a lasciare una malta scivolosa sulle carreggiate. Le auto, che normalmente sfrecciano su questa via senza curarsi dei passanti e del limite di velocità, ora procedono lentamente, con cautela, come se una mano invisibile le stesse frenando. Persino la gente che incontro camminando incede con esitazione, rallentata dalla paura di scivolare mettendo un piede in fallo, sul ghiaccio perfido. Mentre io riesco a muovermi sicuro e tranquillo, forse merito dell'inverno trascorso a Berlino, ascoltando il rumore della neve schiacciata dai miei anfibi, un passo dietro l'altro. Tutto è ovattato, come un sogno.Erik mi aspetta fuori dal portone di casa sua, appoggiato alla parete. Chiuso nella sua giacca a vento, sciarpa al collo, guanti da sci e berretta ben calcata in testa mi rivolge un cenno di saluto. È più giovane di qualche anno di me ma, a vederci, non si direbbe.«Ehi, non mi ...
     dirai che hai freddo!»«Vecchio, siamo a -2. Secondo il termometro fa freddo! Solo tu sei tanto stupido da aver passato l'inverno al nord praticamente in maglietta!»È vero, ha ragione. È stato un inverno freddo, quello a Berlino, molto freddo, ma il mio abbigliamento non è cambiato. Ci sono state notti in cui, al rientro a casa, non riuscivo a smettere di tremare. Mi scappa un sorriso a ricordare quel periodo.«Andiamo a scaldarci come si deve allora, così smetti di lamentarti come una donnicciola.»Poco dopo siamo al primo bar in piazza e due bicchieri di vodka si svuotano nei nostri intestini in un colpo solo. Non sono nemmeno le due del pomeriggio. Il barista, anche se la città è piccola non so chi sia e nemmeno mi importa, ci guarda storto, come fossimo due alcolisti della peggior specie. Ho sempre avuto un debole per la vodka, anche se dopo Berlino ho sviluppato un amore profondo per quell'intruglio dello Jägermeister.«Se iniziamo così nel primo pomeriggio, far sera sarà impegnativa, temo.»Erik mi batte una mano sulla spalla e se la ride.«Non avrai paura di un paio di cicchetti?»Rido e lascio sul banco il denaro per pagare il giro.«Scherzi? Non penserai davvero di tenermi testa? Dovrò portarti a casa prima di arrivare al parco e mi troverò a fare a palle di neve da solo.»«E come pensi di riuscirci?»«Oh beh, in qualche modo farò!»Usciamo dal bar e lascio correre lo sguardo sulla piazza coperta di bianco. In fondo, alla mia sinistra, un'auto è completamente sommersa e bloccata. ...
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