1. Un tardo pomeriggio di agosto


    Data: 10/03/2019, Categorie: Prime esperienze Autore: masxx, Fonte: Annunci69

    Il cielo era scuro, quasi notturno e scendeva una pioggia incessante, di quelle che continuano per almeno due giorni. Quel tardo pomeriggio di inizio agosto si trasformò in una gabbia nella quale, chi si trovava per strada, si fermava in attesa di uno spiraglio per saltare in un'altra gabbia, magari più protetta. Ferma da mezzora, ebbi solo i pensieri in movimento, che andavano e ritornavano a me piacevoli. Io li spingevo di nuovo ai ricordi di un'ora prima, e loro ritornavano da me ancora più caldi. Volevo vedere se tutta quella pioggia lavava il mio corpo e con la testa i miei pensieri. Invece no, ero completamente bagnata e divertita e il mio pensiero appagato e soddisfatto. Solo un'ora prima ero con tutti i miei colleghi al brunch aziendale che sanciva in qualche modo l'inizio delle ferie. Una consuetudine che mescolava cibo e confusione in una specie di zona franca, nella quale ruoli e simboli svanivano per qualche ora. Nella frenesia ed il vociare di tutti, presi un bicchiere di prosecco da una delle varie postazioni del catering e lasciandomi guidare dal comune rilassamento, mi sedetti ad un tavolo di gente che vedevo solo in occasioni come quelle. Mi fecero subito spazio tra loro ed era un tavolo vivace, già ben carburato da alcune bottiglie quasi vuote. Si erano già formati piccoli gruppi nello stesso tavolo e ciascuno di questi aveva vita propria. Quello che potevo definire il mio gruppo era formato dalle tre quattro persone che mi avevano fatto posto, e lo stesso ...
     spazio aperto si chiuse man mano sempre più stretto intorno a me. Ero in mezzo a Marco e Claudio, più in la c'erano Michela e Gianni e via via gli altri. Arrivai nel mezzo di discorsi tra colleghi affiatati.<!-- /1013617/Annunci_300x250 --> googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1493738170950-0'); }); Furono carini e ciò che da assaggiare girava sul tavolo, lo fecero arrivare a me. Gli argomenti si frammentarono e i miei due cavalieri si dedicarono me; mi chiesero, mi dissero, mi guardarono e dopo un po mi sfiorarono con delicatezza, senza mai smettere le parole e le attenzioni. Nulla di quello che fecero sembrava stonato. Tutto intorno nella sala si sentiva e vedeva un'armonia confusa ed io lasciai fare senza perdere il sorriso. Mi sembrò tutto naturale e mi lasciai accarezzare da entrambi le cosce scoperte da sotto il tavolo. Marco mi raccontava cose che mi facevano ridere ed era simpatico e sempre più vicino; man mano le sue esplorazioni su di me arrivarono ai miei slip. Mi guardai in giro ma nessuno a parte Claudio fece caso a noi. Sentii le sue dita farsi strada da un lembo delle mutandine per accarezzare i miei peli e cercare la pelle tra loro. Mi mossi di un millimetro, quel che bastava a inumidire le sue dita con il mio sesso già bagnato. “Chissà quanti di quelli che sopra il tavolo appaiono composti, sotto si incontrano” pensai e il pensiero mi eccitò. Ebbi l'istinto di palpare tra le gambe di Marco, per ricambiare e sentire la sua eccitazione, ...
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