1. Carnevale


    Data: 14/03/2019, Categorie: Etero Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Mi chiamo Walter, medico ospedaliero, ho 40 anni e sono sposato da cinque con Edvige, 35 anni.Non avendo figli abbiamo molto tempo libero (lei è infermiera) e così non ci facciamo scappare le occasioni per divertirci.Martedì nove febbraio scorso eravamo andati a trovare degli amici in una simpatica cittadina marchigiana per il Carnevale. Lontani da casa e dai pensieri avevamo pensato solo a svagarci godendoci appieno la compagnia di nostri amici da vecchia data e le maschere locali.La sera ci portarono con loro e altre persone, un gruppo di 15-20, a una festa per la chiusura del Carnevale. L’ambiente era pieno di gente, mascherata e non, diverse centinaia di persone che ballavano e cantavano. Avevo ballato a lungo, musica di tutti i tipi, dal liscio agli anni 80, dai balli di gruppo al latino. Mi era venuta sete. Al nostro tavolo avevamo prosciugato ogni bottiglia e quindi andai al bar a prendere qualcosa di fresco.Mentre attendevo che la calca diminuisse par avvicinarmi al balcone me la trovai vicina: Colombina.Così l’avevo soprannominata anche se di Colombina aveva poco o niente: era vestita da damina del settecento, solo che il vestito, di un rosso fuoco come la mascherina che portava sugli occhi, arrivava appena alle ginocchia. L’avevo notata già all’inizio, seduta a un tavolo vicino con un’altra comitiva tutta mascherata. Le lunghe gambe coperte da calze a rete e, se avevo visto bene, giarrettiere, mi avevano colpito. Mi ero fissato a guardarla incontrando i suoi occhi.A ...
     distanza di una decina di metri, nonostante la gente che continuamente passava in mezzo, avevamo instaurato un muto dialogo. L’avevo guardata per bene: ampia scollatura, parrucca incipriata che si era presto tolta rivelando capelli corvini, braccia nude con tatuaggio tribale a destra, bocca carnosa, nasino all’insù, un vezzoso neo finto sulla guancia, tacchi a spillo. Non so proprio perché l’avessi soprannominata Colombina, assomigliava forse più a una prostituta di quelle che i nostri nonni trovavano nelle case chiuse, pur senza essere volgare, ma da quel momento così pensavo a lei.Mi attraeva e parecchio, non so bene perché; non per le gambe in vista, c’era chi era molto più spogliata o vistosa, forse una questione di feromoni ma mi ero trovato più volte a girarmi e cercarla con gli occhi incontrando ogni volta il suo sguardo.Trascinato da moglie e amici ero finito in pista e lì mi ero distratto pur cercando spesso di vederla tra la folla che si dimenava, senza successo.Ora era al mio fianco. Più bassa di me nonostante i tacchi alti, mi guardava sporgendo il mento. Occhi nocciola così profondi che mi sembrava di stare per cascarci dentro, pelle bianca, quasi diafana, labbra tumide su cui mi sarei tuffato. Mi sembrava di sentire come una corrente elettrica passare tra di noi, il tocco del suo gomito sul mio fianco mi fece rizzare i peli….. e qualcos’altro. Non mi era mai capitata una cosa del genere. La volevo, la volevo più di ogni altra cosa. Stavo sudando, per il caldo e ...
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