1. Power games


    Data: 04/03/2018, Categorie: Scambio di Coppia, Autore: afrodite1969, Fonte: Annunci69

    Aveva ragione lui: dalla torretta il panorama era veramente mozzafiato. La luce della luna disegnava il profilo delle colline, faceva luccicare le chiazze di neve, illuminava i campi scuri e le macchie di alberi; le case e le cascine sparse qui e là si distinguevano per le luci accese dietro le finestre. Percepiva il gelo della notte attraverso la vetrata a cui era appoggiata, e che di tanto in tanto sfiorava con i capezzoli; alle sue spalle il calore intenso del caminetto, che proiettava sulla vetrata l’ombra ingigantita dell’uomo addossato alla sua schiena. Era dentro di lei, immobile; lei invece si muoveva lentamente, accarezzandosi piano, già assaporando e nel contempo rimandando l’orgasmo che stava sopraggiungendo. E tra sé pensava, soddisfatta: “Alla fine, ho vinto io!” Il sesso, in fin dei conti, era solo un gioco di potere. Lei l’aveva percepito, ancora prima che capito, fin da piccola: si era accorta che tutti la guardavano in modo diverso dalle altre bambine, la trattavano sempre bene, la privilegiavano; perché, dicevano, aveva gli occhioni azzurri, i boccoli neri, la faccina tanto carina, e così via. Poi, crescendo, si erano aggiunte le curve giuste, le labbra carnose, le movenze feline, le occhiate misteriose: insomma, tutto l’armamentario di una perfetta seduttrice. A volte si divertiva a farsi una vasca in centro città, piuttosto che una passeggiata in paese, vestita in maniera un po’ più provocante – senza esagerare: non ne aveva bisogno! -, godendosi le ...
     facce dei passanti. Le pareva quasi di essere una calamita: dove passava lei, gli uomini sembravano irresistibilmente attratti, e non potevano fare a meno di seguirne la scia. Difatti, dopo le prime esperienze, quel gioco aveva perso rapidamente interesse: era troppo facile! La maggior parte delle volte non valeva la pena giocare: non c’era partita, vittoria a tavolino! Poi però aveva cominciato ad incontrare alcuni maschi che lei definiva ‘alfa’: attratti pure loro dalla sua bellezza e sensualità, ma non succubi; con loro aveva recuperato il gusto del gioco. E l’uomo che la stava penetrando era senza dubbio uno di quelli. L’aveva capito subito, appena erano arrivati alla villa: per prima si era presentata la moglie – molto più giovane di lui, essendo in effetti una sua ex allieva: la prima moglie se ne era andata, stanca dei continui tradimenti – che l’aveva accolta con grande cortesia. Poi lui le si era fatto incontro, abito nero, farfallino al collo: “Incantato! Siete davvero splendida, proprio come dice sempre vostro marito”. Eccolo qui, il ‘Duca’ come lo chiamavano tutti, proprio per questi suoi modi affettati, nobiliari; o anche ‘il padrino’, perché senza di lui nulla si muoveva nel campo delle terapie genetiche.<!-- /1013617/Annunci_300x250 --> googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1493738170950-0'); }); E suo marito era il delfino, il giovane ricercatore geniale che avrebbe dovuto raccoglierne l’eredità. Ecco perché quella cena era particolarmente ...
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