1. Stockholm syndrome


    Data: 05/03/2018, Categorie: Dominazione Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Galleggiare… si… galleggiare.Una sorta di fusione tra i palloncini di “IT” e i corpi del film “Coma profondo”.La sensazione è proprio quella di fluttuare sospesa a pelo dell’acqua, solo vagamente conscia di stare sognando.Nel sogno il sole che mi colpisce la faccia è molto caldo. Ho gli occhi chiusi, per proteggerli dal riverbero della luce che si riflette nella distesa verde/blu che odora di salmastro e sabbia.L’acqua invece è fredda, molto fredda. Mi inturgidisce i capezzoli. Sono immobile e il vago dondolio che segue il mio corpo sospinto dal placido moto ondoso, mi procura una sensazione di nausea.Ho come l’impressione di essere due entità distinte che coabitano nella stessa persona.Da un lato, nel sogno, non voglio staccarmi da quella che pare essere una realtà in cui non ho alcun pensiero, alcun problema.Dall’altro, la parte razionale della mia mente mi sospinge irrimediabilmente verso il risveglio.Non riesco a decidere quale parte di me devo ascoltare. So solo che l’acqua sta diventando davvero fredda. Mi rendo conto che dovrei muovermi un po’, giusto per scaldarmi, giusto per strappare ancora qualche istante a quel rilassato benessere della mia incoscienza. Ostinatamente serro gli occhi, come se questo bastasse a tenermi ancorata al mio sogno…Poi una pungente sensazione mi costringe a spalancarli di soprassalto, riportandomi al presente da uno stato di torpore che io stessa faccio fatica a riconoscere.E’ buio pesto attorno a me. Non focalizzo il posto in cui ...
     sono. Mi rendo solo conto di essere distesa e nuda e di avere realmente freddo. La testa mi pulsa leggermente, ma in modo constante e la cosa mi infastidisce non poco, dato che rende meno lucido il mio pensare.Mi brucia l’occhio sinistro, come dopo un lungo pianto. Cerco di avvicinare la mano per strofinarlo, ma nell’esatto istante in cui muovo la spalla, una fitta dolorosissima si irradia dalla scapola fino ai lombari, in una scossa bollente e improvvisa.Non riesco a portare la mano al viso. Il braccio sembra immobile, come di pietra, come fosse un’entità staccata dal resto del corpo.Mi rendo conto con un filo di preoccupazione che riesco a spostarlo solo di pochi centimetri e subito, il primo pensiero è che qualche arcano lo possa aver paralizzato.“Poco male, tanto è il sinistro” penso malignamente.La cosa inaspettatamente mi increspa le labbra all’insù, in un sorriso amaro e ironico che in altre situazioni avrei trovato paradossale.Provo nuovamente ad avvicinarlo.Altra pungente scossa.Ruoto leggermente il bacino verso sinistra. Le cosce sembrano appiccicate, come dei residui di un sudore ormai raffreddato e sgradevole. Mi duole un’anca.La sensazione di disagio sale, più che altro perché al buio, infreddolita, semi-bloccata e sola, non ho praticamente il minimo controllo della situazione.Lentamente, molto lentamente gli occhi iniziano ad abituarsi all’oscurità pressoché totale, mentre gli altri sensi si acuiscono.Percepisco dei sottili rumori cui prima non avevo fatto caso. ...
«12»