1. Amore senz'eguali


    Data: 31/08/2017, Categorie: Etero, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    A quella figura castana comodamente affacciata al balcone, io avevo avventatamente rivolto un affettuoso e cordiale gesto di saluto, secondariamente lei aveva per giunta amabilmente risposto in prossimità, sorridendo in conclusione con un volto amabile e grazioso da incauta e spensierata adolescente qual era. Vent’anni d’età o poco più pensai io speditamente in quel delizioso frangente, squadrando quell’adorabile corpo prematuro annerito dal sole assieme a quell’impagabile e prezioso contrasto tra i capelli e la pelle, che indossando i pantaloni solamente quella rilevanza rendeva assai evidente. Dopo, come il sole che s’immergeva scomparendo all’orizzonte, io cominciai a tuffarmi in pensieri scossi, travagliati e alquanto spinti, tenuto conto che il dispiacere e la tristezza mi serravano il petto pigiandolo, dato che per rifiutarla e per respingerla serviva un aitante e poderoso insperato aiuto. Quale esso fosse, però in realtà non lo sapevo, perché tante erano le prove che m’avevano sempre desolato, sconfortato e umiliato, fino a quando una voce mi giunse all’improvviso riferendomi:“Mi scusi signore, lei però è visibilmente scoraggiato e triste. Sì, dico a lei, come si chiama? Piacere, io sono Pina”.Lei rise in quella gioiosa e inedita circostanza mandandomi un bacio con le dita, io risposi allo stesso modo e ne fu contenta, poi si ritrasse fintanto che io con l’anima favorita e giovata per mezzo della sua presenza esplorai il lago in quell’ora del tramonto, dove la quiete ... dominava l’acqua un po’ ondulata per il puro piacere dei numerosi surfisti presenti. Comparve sennonché lontano l’ultimo battello e man mano che questo s’ingrandiva io scorgevo i vacanzieri sentendone le voci. Che il lago fosse affascinante a quell’ora lo dimostrava esprimendolo il mio smisurato incanto, poiché a ben vedere dalla circostanza, dall’angoscia e dal tormento mi concessi l’intero privilegio ad altri negato per la loro frettolosa diserzione. Tutto questo succedeva ogni giorno, quelle usanze serali si ripetevano, quelle voghe ben rodate si riconfermavano, in quanto era ammaliante pranzare con la musica del pianoforte, il caffè tra le poltrone di velluto, il rituale pettegolio frivolo e insensato, ma al tempo stesso noioso e sgradevole delle donne, anche se in mio netto favore era stata nientemeno la fortuna che era propiziamente intervenuta, dandomi la possibilità d’incontrare Gemma poche sere prima al bar, dal momento che io le avevo rivolto parole gentili e premurose:“Lei è incantevole, mio Dio che stupenda creatura che ho di fronte” - le avevo candidamente riferito. Al che, lei con un garbato sorriso aveva prontamente scarabocchiato su d’un cartoncino poche ma decisive definizioni:“Alle ventitré nella mia stanza, la numero trecentodieci accanto all’ascensore, l’hotel lo conosce già”.Successivamente Rita m’aveva immutabilmente annunciato che sarebbe andata per riposarsi, io di rimando le avevo segnalato replicando che avrei girovagato ancora un poco per distrarmi, ...
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