1. Sbarro gli occhi


    Data: 25/09/2018, Categorie: Saffico, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Per un istante chiudo gli occhi e vedo in brevissimo tempo la nebbia, però non la vedo però immediatamente, dato che una volta chiuse le palpebre come serrande metalliche qui dietro diventa tutto buio, eppure semplicemente so che c’è. Io l’avverto come una cortina di fumo che m’avvolge all’ingresso d’un mondo felpato, malgrado ciò è palpabile, perché infatti, a livello cosciente i miei piedi poggiano su qualcosa di solido, però in realtà non poggiano per nulla, dal momento che io galleggio a mezz’aria, ciononostante non guardo mai verso i miei piedi laonde non posso saperlo. So molto però, che sono senza calze né scarpe e che indosso una casacca alquanto ampia, non ho alcuna certezza d’aver infilato dei pantaloni, benché il fatto non mi crea alcun imbarazzo.Il mio “Io” che dorme ha dopotutto una coperta, un bel panno non troppo pesante che s’avvolge sulle gambe. Mi muovo attraverso inconsuete e strane avventure, episodi d’assurdità, di controsensi e d’incoerenze quotidiane, però con emozioni dipinte a tinte più forti dove c’è la fretta, l’imbarazzo e persino l’umiliazione. Tutta questa scena è come se fosse stata già tutta decisa, come se tutte le azioni avessero cooperato insieme per portarmi lì in quell’istante, dato che mi trovo in quel corridoio di pietra con quei mattoni grigi in vista, visibili soltanto in un secondo momento, poiché dapprima la mia mano scivola sulla cupa carta da parati d’un appartamento, mentre lei è lì che dorme sul letto, giacché aspetta ... solamente che io la svegli, in tal modo alla fine la dondolo:“Sveglia bellezza, hai già dormito abbastanza, non ti pare?”.Nel momento in cui lei si volta con un gemito assonnato intravedo una generica e vaga rassomiglianza con un’attrice che conosco, tuttavia è soltanto un attimo, poi torna a impallidire, a mostrare di sé soltanto i lunghi capelli neri e disordinati sparpagliati sul capezzale e l’abito lungo di quella foggia antica, semplice, a fiori piccoli che oscilla tra il verde e il viola, tra il nero e il marrone. Io posso essere certa solamente del colore bianco della sottoveste di cotone leggero che si è attorcigliata addosso nel sonno, posso esserlo senza ombra di dubbio, poiché lei nel riconoscermi si solleva la veste e là di sotto io osservo chiaramente che è discinta, essenziale con l’inguine peloso che incita pungolando verso di me facendo pressione, esponendomi la sua intima grazia con un ridotto lamento d’una comprovata e di un’irrefutabile implorazione, così come un’agguerrita e valente supplica.Io mi ritrovo inginocchiata al lato del letto seppur non avendo fatto alcun movimento per trovarmi in quella posizione, in quanto il pavimento è semplicemente dalla mia parte giacché si è abbassato di livello, per permettere alla mia bocca di scendere per leccarla proprio nell’istante in cui inizia il movimento del suo ventre, perché è come se dall’inizio fosse stato opportunamente e utilmente deciso che la mia faccia e il suo grembo dovessero incontrarsi. Io sono al momento ...
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