1. Attenti a Quelle Due 2


    Data: 06/10/2018, Categorie: Orge, Autore: Pat & Co, Fonte: EroticiRacconti

    Continuiamo a ballare per una mezz’oretta. Ormai ho deciso di farmi scopare da Milos, ma non voglio essere troppo ovvia, così continuo a provocare gli altri due per dare l’impressione che i giochi siano ancora aperti, così i due giovinastri (che comunque intendo mungere a dovere e gratificare con gli avanzi del barbuto) rimangono annerchiati a dovere. Jelena ormai è partita del tutto: mezza ubriaca, rassicurata dalla presenza di un (quasi) connazionale e un po’ plagiata da me, è diventata disinvolta e di facile lingua… Quando propongo di uscire a prendere un po’ di aria fresca sono le due di notte. Suggerisco a Pasquale di pagare le consumazioni, e dicendolo mi lecco le labbra con fare allusivo. Convinto di avermi conquistata, l’imbecille si precipita a pagare. Io mi metto sottobraccio con Vito e mi dirigo verso l’uscita. Milos è rapido ad afferrare Jelena, e questa sembra ben lieta di farsi accompagnare all’aperto. Una volta fuori, sempre sottobraccio con Vito, mi allungo a sfiorare con un bacio le labbra di Milos, ringraziando per la piacevole serata. Vito al mio fianco s’irrigidisce quando le nostre lingue s’incontrano per un momento sotto i suoi occhi. Pasquale ci raggiunge in quel momento, e coglie l’intreccio di lingue fra me e Milos… Poi io mi stacco e lo gratifico di un occhiolino prima di strofinarmi nuovamente contro Vito. Che puttana che sono… - Guagliò, amma portarcel in alberg! Cheste ormai song fatté… La voce di Pasquale è arrochita dall’alcool e dalla foia. ... Milos interviene (in un italiano più comprensibile del loro): - Ragazzi, in albergo non ve le fanno entrare… Perché non andiamo a casa mia? - Pura’tu vuò a parte toja, ah? – gli fa Vito dal mio fianco con un ghigno. Milos parla a Jelena in serbocroato, e lei mi fissa con aria preoccupata. - Ci vogliono portare a casa sua, più avanti sul lungomare della città vecchia. Sorrido: - Immagino abbiano da farci vedere una bella collezione di francobolli, no? Lei mi guarda senza capire. - Avanti – faccio io - Vediamo cos’hanno da offrire… Sempre a braccetto di Vito, che almeno è alto quasi quanto me, mi avvio. Jelena non vuole restare indietro e mi segue a ruota, con gli altri due che la affiancano velocemente. Mentre camminiamo sento vibrare il cellulare nella tasca del giubbotto. Eva. Rispondo in inglese. Lei è lapidaria: - Siete seguiti. Uno. Maschio, anonimo; giubbotto di pelle marrone. Cinquanta metri dietro di voi, a piedi. Lo seguo. Gran cosa, gli auricolari. - Ok. Continua così… E fai rapporto. L’ultima volta sono stata io a passare la notte in bianco all’aperto mentre lei si sollazzava con un po’ di maschi in una villa, e per di più era inverno: non mi sento affatto in colpa… Per di più so benissimo che si è fatta sbattere durante la notte dal dottorino austriaco, quindi lei ha avuto la sua parte, e adesso tocca a me. Lei non fa una piega: - Avverto l’Agenzia e resto nell’ombra. Buon lavoro. Già… Perché di lavoro si tratta. In venti minuti siamo in una zona piena di vecchie ...
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