1. Auto?


    Data: 09/10/2018, Categorie: Masturbazione, Autore: Stella Neon, Fonte: EroticiRacconti

    Premessa. Ho scritto questo racconto in più volte. Perché? Perché il tempo vola e, a volte, anche l'eccitazione. Mentre lo stavo scrivendo mi sono trovata più volte a toccarmi senza remore pensando a quella sera. Ma l'ho scritto come se fosse stato fatto tutto in una volta. E con la stessa idea vorrei con lo leggeste. Grazie. L'ultimo capitolo non penso sia stato particolarmente eccitante. O almeno, ripensando a quella situazione mi vergogno ancora per quello che ho fatto e, non fosse per la notte in cui scopai con Mirko, non la ricorderei piacevolmente. Per cui ora credo di dover rimediare. Anche perché, a dirla tutta, ho voglia. Quindi, se non vi offendete, io ora apro le cosce e scivolo giù con una mano. Ma andrò piano, molto piano... Anzi, ho un'idea, aspettatemi qui un momento... Eccomi. Dopo la storia di Mirko ho ancora qualcosa da raccontarvi che ho lasciato a metà. E spero vi possa piacere di più del capitolo scorso. Vi ricordate? La serata al pub! Facciamo il punto della situazione. Eravamo rimasti che avevo indossato autoreggenti, gonna, maglietta, maglioncino e giacchetto di pelle e, davanti alla porta di casa, avevo fatto sentire al mio ragazzo che avevo voglia di lui "Fai il giro largo per arrivare al pub, tesoro?" "Perché?" Vi avevo lasciati su queste parole. Voi avete immaginato bene il seguito, ma solo una parte. E visto che io ora ho voglia, credo riprenderò da qui. Che ne dite? Prima lasciatemi dirvi perché mi sono allontanata un attimo. Qui lo dico e qui ... lo nego (sapete quel detto, no?) c'è stato qualcuno che mi ha dato un suggerimento carino. Quale? Ve lo dico subito. Concedetemi solo un secondo per spogliarmi e mettermi comoda nel mio letto. Sto seduta, con la schiena appoggiata e le gambe leggermente piegate. Già sapete che questa cosa del piercing al capezzolo ha catturato le mie attenzioni... quello che ho fatto è stato andar di là in cucina a recuperare il tappo di plastica di una bottiglia di Coca Cola. E ora, tra una parola e l'altra, lo faccio scivolare sul capezzolo, in circolo, proprio sull'areola. È strano... molto strano... fa male, sento la plastica sulla carne che la pizzica e la fora, ma la cosa non mi dispiace. Anzi... "Così, per fare aspettare i nostri amici. Dai su..." Mette in moto e io faccio scivolare la cintura di sicurezza dietro la schiena per evitare che quel maledetto allarme suoni e rompa le scatole. "Cosa stai facendo?" Amo tanto il mio Tommy, ma ogni tanto devo proprio mettermi lì e spiegargli tutto. "Zitto, guida." "Quanto vuoi largo il giro?" "Quanto pensi di metterci a venire." Mi guarda e ride. Io mi passi la lingua sulle labbra e in un attimo le mie mani sono sui suoi pantaloni e li slaccio. Non è la cosa più comoda del mondo, ma quella sera mi sentivo sporca, troia, e vaffanculo i rischi e le conseguenze. Armeggiando un po' mentre lui guida glielo tiro fuori. Beh, non è ancora al massimo della forma, ma si sta già svegliando. Lo stringo delicatamente con due dita e lo scopro tutto. Tommy ...
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