1. Legame forte


    Data: 10/10/2018, Categorie: Etero, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Loro due si erano conosciuti per caso, lei lo aveva giudicato ritenendolo inanimato, insensibile e superbo con uno sguardo indifferente che non lasciava circolare né comunicare emozioni, mentre lei sembrava un libro aperto, dove impressioni, sensibilità e stupore sembrava che si leggessero dentro quegli occhi, essendo agognante, curiosa e smaniosa di sensazioni e di vita. Per diverse volte, invero, entrambi si erano rivisti per poi scoprire in conclusione di lavorare nello stesso edificio, nella stessa ditta, però lui lavorava ai piani alti dove gli impiegati dicevano che lassù c’erano i dirigenti. Tutti e due s’incontravano soltanto per un caffè, alcune volte per consumare un rapido spuntino, siccome avevano iniziato a frequentare lo stesso bar e scambiando qualche battuta, molto pacatamente era nata un’affinità e un’amicizia fatta d’inconsueti e d’inverosimili sottintesi che esprimevano ed esternavano tutto e niente.Lei aveva compreso e trovato che dietro quella sbirciata introduttiva non c’era soltanto il gelo, tutt’altro, poiché lui non era né distaccato né superbo, bensì affamato, curioso e vorace d’emozioni come lei, attratto sì, ma disanimato e forse un poco spaventato da ogni nuova sensazione, dato che come lei aveva addosso quell’angoscia e quel timore d’un sentimento forte e non voleva mai dissipare né perdere il completo controllo di sé stesso. Loro due passavano il tempo a conversare del lavoro, poi del loro relativo nucleo famigliare, dei figliuoli, ... circostanze che l’uno e l’altro supponevano inviolabili e irrinunciabili capisaldi, doverosi e intangibili principi della loro vita, per i quali avevano sempre abbandonato e lasciato in disparte perfino le emozioni più forti e tutti i capricci individuali. Non erano in grado al presente, infatti, tranne che d’interpellare né d’interrogare quell’attrazione e quel coinvolgimento che li portava l’uno verso l’altro, giacché sapevano molto bene che sarebbe avvenuto, siccome le loro menti avevano un affranto e un disperato bisogno d’essere nutrite, sfamate e sostenute con emozioni durature, solide e stabili. Forse sarebbe successo per una coincidenza, poi si sarebbero di nuovo trovati a degustare il caffè come due amici con altre persone, per coltivare e per nutrire di nuovo le loro menti, con il piacere d’un segreto ben nascosto dietro due occhi di ghiaccio e un viso che sembrava aperto, eppure in realtà teneva ben interrato tutto ciò che d’importante e di gran peso aveva dentro.Più tardi, nella circostanza d’una ricorrenza si rividero per un caffè, per il fatto che lui l’aveva supplicata ad assistere e a rendersi conto per quello che lui intitolava “il mio sgabuzzino”, due piccole stanze con un’insufficiente ampiezza ben arredata adibita a cucina, in un sottotetto di quel nucleo animato e chiassoso del centro storico, in cui aveva iniziato ad alloggiare dall’inizio della settimana fino al sabato compreso, quando i numerosi impegni di lavoro lo costringevano a restare in quella città, ...
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