1. Il prof di disegno


    Data: 11/10/2018, Categorie: Gay / Bisex, Autore: crigio, Fonte: Annunci69

    ”. “A volte si presta a farci da modello. La scuola non può permettersi di pagarne uno e così ci pensa lui”, si affretta a precisare Gabriele. “Piacere, Guido!”, fa il prof. “Piacere mio, Giorgio ehm Giò!”, ricambio. “Giò, eh? Mi piace, Giò!”, dice il bel David, ed io cerco di capire se si riferisce a me dandomi del lei oppure se parla solo del mio nome. Un sorriso a mezza bocca, che rivela dei denti bianchissimi e perfetti, mi scioglie e smetto di arrovellarmi il cervello abbandonandomi al suo fascino disarmante. Mi scuoto: Gabriele mi sta fissando complice. Ha capito che il prof non mi è indifferente. “Andiamo zio, va!”, mi fa, sfottendomi un po’. “Ciao, prof! A domani!”. “Aspetta, Gabri! Dimentichi un pennello!”, lo richiama Guido. Mi volto e tendo il braccio per raccoglierlo. Rimaniamo uno di fronte all’altro, per un momento che sembra un’eternità, a tenere ciascuno un capo del pennello, guardandoci negli occhi. “Le piace ehm TI piace l’arte?”, mi chiede. “Che che cosa?”, domando impietrito. “Sì che gli piace! È un esperto di arte!”, interviene mio nipote. “Sì sì, mi piace. Sono stato a qualche mostra, su a Milano, e alcuni artisti mi hanno davvero rapito”, rispondo infine io. “Sai: il prof è anche pittore!”, si inserisce ancora Gabriele e fa di nuovo quel suo sorrisetto impertinente. Sbaglio o ci sta facendo da Pigmalione? “Ho un’idea! Perché non gli fa vedere le sue opere, prof?”, esclama allora il ragazzino. Mi giro verso di lui e sgrano gli occhi per frenare quella ... sua esuberanza. Lui però è un fiume in piena. “Sono quadri davvero belli, sai zio? Devi assolutamente vederli!”, continua, e riemerge quel tono effeminato di poco fa. “Se le fa ehm se TI fa piacere, vengo a vederli volentieri”, chioso, rivolgendomi al prof. “Stasera può andar bene?”, mi chiede lui. “Stasera ? Ma veramente sono appena arrivato Mia sorella ”, farfuglio. “Oh, zio! Ci penso io alla mamma, tranquillo!”, squittisce Gabriele. “O ok allora. A stasera!”. “Gabriele conosce il mio indirizzo. Ti aspetto. Vieni quando vuoi!”, mi conferma Guido. Quindi si volta e torna alla cattedra a raccogliere la sua roba, mentre noi usciamo dall’aula. “E’ un gran figo, non è vero?”, mi chiede mio nipote una volta fuori. “Sì, lo è”, rispondo. “Ma tu da quando sei diventato così così diciamo appariscente?”. “In che senso?”. Mi pento di avergli fatto quella notazione e mi rimangio tutto. “Niente niente! Lascia stare!”. Per tutto il giorno mi sento in confusione: provo a distrarmi con mia sorella e Gabriele, ma continuo a pensare a quegli occhi blu che mi sono entrati nell’anima. Nel tardo pomeriggio mi decido finalmente ad uscire di casa. Prendo in prestito l’auto di mio cognato e mi dirigo verso casa di Guido. È una villetta poco fuori città, con un prato all’inglese: molto carina, ma niente di pretenzioso. Suono il campanello e dopo pochi secondi apre la porta. “Ti aspettavo: entra!”, mi fa senza tanti convenevoli. Indossa una maglietta molto scollata, che lascia intravedere il petto ...
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